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Il “Marmo di Piazza” a Toffia

Nella piazza Lauretana, di fronte alla chiesa della Madonna di Loreto, si trova un reperto di epoca romana comunemente denominato: “Marmo di piazza”. Si tratta di una grossa pietra di forma leggermente ovale che ha dimensioni di diametro massimo pari a 135 cm. minimo di 110 cm. e uno spessore di circa 20 cm.

La pietra poggia su un basamento di tamburo di colonna a sezione quadra, cimata agli angoli, con un capitello stilizzato di presumibile attribuzione stilistica all’arte romanica. Non si hanno precise indicazioni sulla sua provenienza e funzione. Secondo diverse fonti la pietra fu utilizzata come tavola dove si stipulavano affari saggiando la moneta di scambio sulla sua superficie in virtù del suo buon suono. In questa zona del paese si trovano altri reperti di epoca romana che fanno pensare che vi fosse un qualche sepolcro o tempio posto sulle fondamenta dell’attuale chiesa di Santa Maria Nova.
Un tempo la pietra era inserita da una parte nella muratura di una parete e poggiata dall’altra sul basamento. Durante i recenti restauri la pietra è stata scalzata dal muro e centrata sul basamento. Non sappiamo se la sua precedente posizione e allineamento sia stata mantenuta. Questo, va detto, solamente per capire se le due rappresentazioni grafiche che sono incise sulla faccia superiore avessero un riferimento di orientamento geografico o cosmologico. Infatti sulla sua superficie troviamo una rappresentazione grafica comunemente definita “filetto” e un’altra scacchiera con linee ortogonali e diagonali.

La scacchiera definita “filetto” è in realtà un interessante esempio di “triplice cinta”, mentre l’altra è meglio conosciuta come “alquerque”.

Queste rappresentazioni grafiche erano note ai romani come “tabulae lusoriae”. Utilizzate come gioco o passatempo in realtà preesistevano alla civiltà greco-romana da popolazioni antiche e sono state rinvenute anche presso civiltà dell’epoca del Bronzo e megalitiche.Il simbolo della “triplice cinta” che è qui raffigurata è costituita da tre quadrati inscritti l’uno con l’altro e intersecati perpendicolarmente da linee lungo la mediana di ogni lato. E’ un simbolo, come detto, molto antico che compare in molte civiltà europee ed extraeuropee. Tra queste la triplice cinta è la cerchia druidica delle mura dei Celti, i tre cortili cinti di pietra del Tempio di Salomone (menzionati nella Bibbia) e la “Gerusalemme celeste” con le dodici porte descritte nell’Apocalisse. In epoca medievale fu adottato dai cavalieri dell’ordine dei Templari che lo utilizzavano per “marcare” luoghi di particolare sacralità tellurica. La sua presenza indicherebbe che in quel luogo un insieme di energie fisiche (correnti telluriche, magnetiche e cosmiche) verrebbero esaltate da gruppi di persone che avrebbero in comune un’elevata spiritualità.

Secondo una rappresentazione cosmologica simbolica la Terra sarebbe rappresentata da un quadrato che ne racchiude altri due più piccoli. Questi costituirebbero una sorta di cannocchiale, un segnale teso a concentrare, a focalizzare l’attenzione su un punto posto al centro della rappresentazione del disegno noto come l’omphalos (l’ombelico).
Proprio al centro di questa triplice cinta troviamo un punto generatore del disegno.
la seconda scacchiera incisa sulla pietra è invece un reticolo geometrico costituito in tutto da sedici quadrati con linee diagonali. Questa “tabulae lusoriae” è meglio conosciuta come “Alquerque”. Il suo nome deriva dall’arabo “Quirquat”, un antico gioco probabilmente proveniente dal medio oriente e che ha originato numerosi giochi come la dama.
Le fonti letterarie su questo gioco comprendono il “Kitab al-Aghani” (libro delle canzoni) di Abū l-Faraj al-Iṣfahānī (X secolo), la descrizione delle regole del gioco compare nel testo: “Libro de los juegos” che fu commissionato da Alfonso X di Castiglia.

“Filetto” o “Triplice cinta”?

“Alquerque” o Tavoliere?

Tavola di piazza o Tavoliere cosmologico?

Probabilmente sono vere entrambe le interpretazioni. Nel senso che nel passato significati esoterici venivano presentati come essoterici, divulgativi. C’era bisogno di legare un significato semplice, di uso quotidiano a simboli rappresentativi più complessi che non potevano essere rivelati a tutti e tali però da esser riconosciuti da iniziati.
Altra particolarità di questa tavola di pietra a Toffia è l’analisi del profilo, del suo spessore.
Ad un attento esame risultano visibili delle scritte incise e dei simboli che potrebbero appartenere all’epoca del cristianesimo.
Difficile l’interpretazione per la mancanza di alcuni elementi. Per quanto riguarda invece i simboli troviamo tre forme riconducibili a quella di un pesce visto di profilo. Sono inseriti come tarsia all’interno dello spessore della pietra. Si potrebbe pensare ad una pura coincidenza di forma generata da particolari conformazioni della pietra ma essendo tre i pesci visibili non possiamo escludere che siano stati appunto inseriti lungo il bordo come simbolo del Cristo.
L’immagine del pesce rappresentava nelle prime comunità cristiane l’espressione del Cristo. Immagine ovviamente celata, rappresentata simbolicamente come elemento di appartenenza e riconoscimento segreto per i fedeli. La scritta “Jehthus” è una parola greca che significa pesce e che troviamo in molte lapidi delle catacombe, sui muri sotto forma di iniziali (IXOY∑).

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